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Micorrizazione

I tartufi, al pari di molti altri noti e diffusi generi di miceti (Boleti, Russale, Lattari, Cortinari, Amanite, ecc.), stabiliscono rapporti nutrizionali con le radici di alcune piante arboree (querce, carpini, noccioli, pioppi, salici, tigli, ecc.). Il legame che unisce i due organismi è una forma di simbiosi mutualistica, denominata micorriza, ove le ife del fungo, avvolgendo e compenetrando le cellule corticali degli apici delle radici, vanno a costituire le cosiddette micorrize, sede degli scambi nutrizionali: la pianta verde cede al tartufo gli zuccheri da essa prodotti con la fotosintesi e il tartufo cede alla pianta acqua e sali minerali che assorbe dal terreno.

In natura ogni pianta contrae la simbiosi micorrizia con i funghi che trova nel substrato di crescita che sono numerosissime specie: ecco il motivo per cui anche negli ambienti favorevoli al tartufo solo qualche pianta produce questi pregiati funghi.

In condizioni di laboratorio è possibile indurre la micorrizazione con i tartufi producendo quelle che vanno sotto il nome di piante micorrizate o piante tartufigene.

La micorrizazione prevede il reperimento dei semi/frutti delle piante simbionti (es. ghiande di roverella), il loro lavaggio in acqua corrente e la successiva sterilizzazione superficiale mediante immersione in una soluzione di cloruro di mercurio al 2%° o in ipoclorito di sodio al 10% per circa 30 minuti. I semi così trattati vengono seminati in un substrato sterile molto soffice e tale da consentire l’estirpazione delle giovani piante senza danneggiare il loro apparato radicale. Queste operazioni vengono condotte in ambienti ben puliti o sotto cappa sterile in modo da evitare il contatto con spore di funghi simbionti estranei. I semenzai vengono allevati in una serra ben pulita e provvista di ricambio d’aria filtrata.

Nei mesi di marzo ed aprile si dispone di piantine pronte per essere inoculate con le spore di una specie di tartufo.

Viene quindi preparato un sufficiente quantitativo di terreno idoneo al tartufo che si vuole inoculare, viene reso più permeabile mediante l’aggiunta di sabbia calcarea e quindi sterilizzato a vapore fluente utilizzando una macchina che produce vapore surriscaldato.

Insieme al terreno occorre procurare dei contenitori idonei in relazione all’apparato radicale delle piante da micorrizare (vaso lungo per le piante fittonanti, vaso più largo per quelle con radici tendenzialmente fascicolate).

Infine viene preparato l’inoculo nella maniera seguente:

  • vengono reperiti i corpi fruttiferi necessari per l’inoculo e controllati singolarmente per accertarsi che tutti appartengano alla specie di tartufo desiderata;
  • ogni tartufo viene spazzolato e lavato in acqua corrente in modo da eliminare tutti i frammenti di terra e passato velocemente sopra ad una fiamma per sterilizzarlo in superficie;
  • frantumazione dei corpi fruttiferi o frullatura con acqua sterile;
  • aggiunta di nuova acqua al frullato in modo da ottenere il volume desiderato di“inoculo”.

L’inoculazione viene eseguita durante il trapianto in contenitore (vaso, sacchetto di plastica) e consiste nel porre vicino alle radici della pianta da inoculare una quantità di inoculo corrispondente a 2-3 grammi di tartufo maturo.

Le piante inoculate vengono poste in serre ben pulite con ricambio d’aria filtrata, irrigate con acqua priva di inquinanti (acqua potabile di sorgente o di pozzo) e allevate fino all’autunno quando viene fatto il controllo della micorrizazione.

Controllo delle piante micorrizate

Nel mese di ottobre-novembre viene fatto il controllo a campione delle piante presenti in ciascun lotto del vivaio. In pratica viene prelevato a caso un campione di piante corrispondenti all’1-2% di quelle presenti in ciascun lotto: ogni pianta viene privata del contenitore e l’apparato radicale immerso in acqua per facilitare l’eliminazione del terreno di coltivazione senza danneggiare le radici più sottili contenenti le micorrize.

Ogni pianta viene analizzata, su basi morfologiche, secondo unprotocollo adottato dadiverse regioni italiane.

Il protocollo, che comporta il danneggiamento parziale o totale delle piante, si articola in tre fasi:

1) Individuazione delle micorrize del gen. Tuber e loro identificazione a livello di specie mediante  l’analisi morfologica integrata da un controllo molecolare;

2) valutazione del grado di micorrizazione di singole piantine;

3) valutazione del grado di micorrizazione in lotti di piante.

Il protocollo di analisi e certificazione prevede le seguenti fasi:

1 - Identificazione delle micorrize.

L’entità della micorrizazione di una pianta si accerta con le seguenti operazioni:

a) si lava delicatamente l'apparato radicale curando di ridurre al minimo la perdita per distacco degli apici micorrizati;

b) si esamina al microscopio stereoscopico l'intero apparato radicale al fine di individuare la presenza di micorrize attribuibili al gen. Tuber e di eventuali altre forme differenziabili per caratteri morfologici;

c) si individuano nell'apparato radicale, considerato nel suo insieme, a partire dal colletto e fino alla sua estremità, due settori di uguale lunghezza: uno prossimale e l'altro distale.

d) si prelevano, da punti diversi e distanti tra loro, 4 porzioni di radici nella metà prossimale dell'apparato radicale e 4 porzioni nella metà distale;

e) a partire dalla parte prossimale al colletto di ogni porzione di radice, si contano, senza alcuna esclusione, i primi 50 apici radicali separandoli in:

1) micorrizati dalla specie di tartufo dichiarata;

2) micorrizati da altre specie fungine;

3) non micorrizati.

f) si calcolano, per ciascun settore e per l'intera pianta, le percentuali degli apici micorrizati dalla specie di tartufo dichiarato, degli apici micorrizati da altre specie fungine e di quelli non micorrizati, riferite al totale degli apici contati.

g) vengono prelevate alcune micorrize morfologicamente ascrivibili al genere Tuber e da sottoporre al controllo biomolecolare.

2 - Criteri per la definizione della validità di una pianta micorrizata.

Una pianta, per essere considerata valida ai fini della tartuficoltura, deve presentare contemporaneamente i seguenti requisiti:

a) percentuale di micorrize del tartufo dichiarato pari o superiore a 30;

b) percentuale di apici micorrizati da funghi diversi dal tartufo dichiarato tassativamente non superiore a 15;

c) assenza di micorrize di specie non autoctone di Tuber;

d) differenza tra la percentuale degli apici micorrizati dal tartufo dichiarato e quella degli apici micorrizati da altri funghi pari o superiore a 20;

e) caratteristiche di sanità e di sviluppo dell'apparato aereo e radicale rispondenti alle norme CEE per le produzioni vivaistiche forestali.

3 - Valutazione del grado di micorrizazione di un lotto di piante.

La valutazione va effettuata su un lotto omogeneo di piante.

Un lotto può definirsi omogeneo se costituito da piante della stessa specie ed età, ottenute con uguali metodologie di propagazione, inoculate con lo stesso metodo, in un arco di tempo non superiore a 10 giorni, utilizzando lo stesso inoculo e coltivate (con la stessa tecnica) nel medesimo ambiente di allevamento.

Una maggiore omogeneità potrà essere ottenuta eliminando, dal lotto, le eventuali piante con l'apparato aereo danneggiato da parassiti o che presentino sviluppo difforme rispetto a tutte le altre o che non si possano considerare valide sotto il profilo vivaistico.

Il grado di micorrizazione del lotto viene valutato su piante campione poiché l’analisi in toto comporterebbe costi elevatissimi, danneggiamenti ingenti alla produzione vivaistica.

3a - Modalità di campionamento.

In lotti omogenei costituiti da più di 1000 piante, il campionamento deve essere effettuato prelevando almeno l’1%  delle piante; in lotti di dimensione inferiore il campionamento dovrà essere obbligatoriamente composto da almeno 10 esemplari. Le singole piante che costituiscono il campione di analisi vanno prelevate dall’analista a caso o lungo linee prefissate.

Le piante campionate, in attesa delle analisi, dovranno essere trasferite presso il laboratorio dell’organismo incaricato dei controlli e fatte oggetto delle normali cure colturali per conservarne la totale integrità.

Ogni pianta del campione viene analizzata secondo la modalità indicata in precedenza e per ciascuna di esse va compilata la scheda (a) allegata.I valori delle singole schede vengono riuniti in un’unica scheda (b) riferita al loto analizzato.

3b - Periodo di prelevamento e analisi dei campioni.

Il prelievo dei campioni e l'analisi della micorrizazione dovranno essere effettuati, di preferenza, nel periodo autunnale, epoca in cui sono visibili le ife peritrofiche, le spinule e altri tipi di cistidi che consentono la caratterizzazione morfologica delle micorrize di Tubera livello di specie.

3c - Criteri per la definizione della validità di un lotto di piante.

In base all’esperienza maturata nell’esame di numerosi campioni omogenei di piantine prelevate da partite sperimentali e commerciali e a considerazioni di ordine biologico si è convenuto di stabilire valido, ai fini della tartuficoltura, un lotto omogeneo quando almeno l'80% delle piante del campione risultano idonee secondo i requisiti di cui al punto 2 a, fermo restando che nessuna pianta del campione dovrà essere priva delle  micorrize del tartufo dichiarato.

Se all'analisi il lotto non risulta valido le piante che lo costituiscono possono essere allevate per un secondo anno. Se nel secondo anno il lotto venisse giudicato non valido, tutte le piante che lo costituiscono non potranno essere certificate come idonee per la tartuficoltura.

3d - Periodo di validità dell'analisi dei lotti.

Dato che il controllo di norma conviene effettuarlo in autunno, la distribuzione delle piante dovrà essere fatta subito dopo, nel corso dell'inverno o al massimo nella primavera successiva. Con la permanenza delle piante in vivaio lo stato di micorrizazione potrebbe infatti modificarsi in senso negativo causa l'instaurarsi di miceti estranei. Nel caso la distribuzione non avvenisse nei tempi indicati, si dovrà eseguire un ulteriore controllo dei lotti.

Comportamento accettabile degli analisti.

Durante il controllo l’analista può evitare la conta degli apici in due distinti casi:

a) la pianta possiede un’abbondante micorrizazione sicuramente molto superiore al limite minimo del 30% e pertanto la pianta è certificabile;

b) la pianta è molto povera o priva delle micorrize del tartufo dichiarato per cui certamente è da bocciare.