Accademia del Tartufo
Stampa
PDF

Tuber melanosporum Vittad.

Ambiente idoneo alla coltivazione di Tuber melanosporum Vittad.

I terreni idonei al tartufo nero sono generalmente ricchi di scheletro calcareo, sono molto permeabili e provengono da rocce calcaree anch'esse permeabili. La terra fine è equilibrata nei componenti sabbia limo e argilla, ha una reazione sub-alcalina (pH 7,8-8.3), è ben dotata di materia organica e ricca di carbonato di calcio totale e solubile. Può avere uno spessore limitato pur preferendo terreni profondi dove le piante simbionti e il tartufo ad esse unito, trovano buone condizioni di vita.

La valutazione del terreno, oltre all’analisi fisica e chimica del suolo, va effettuata in loco per valutare l’orografia, l’eventuale plasticità del suolo e la reale permeabilità. Quest'ultima per permettere un buono sviluppo del tartufo deve essere tale da consentire di camminare sul suolo senza sporcarsi troppo le scarpe immediatamente dopo una pioggia.

Da preferire sono i seminativi non troppo scoscesi e ben soleggiati, mentre si devono scartare terreni abbandonati, nei quali si è sviluppata una vegetazione legnosa di arbusti e giovani alberi.

Il clima preferito dal tartufo nero è di tipo sub-mediterraneo caratterizzato da una primavera ed un autunno piovosi, un’estate non eccessivamente siccitosa ed un inverno mite. In particolare il clima favorevole allo sviluppo dei corpi fruttiferi è caratterizzato da un’estate non eccessivamente calda e rinfrescata da periodiche pioggerelle che determinano il fenomeno dell’arrabbiaticcio e da un autunno non eccessivamente piovoso. Le gelate invernali sono nocive ai corpi fruttiferi soprattutto se sono superficiali.

La presenza di tartufaie naturali nei pressi del terreno destinato all’impianto sono un indice di buona idoneità climatica ma non di idoneità pedologica perché il suolo può variare nell’arco di qualche metro.

Nell’Italia centrale le tartufaie naturali sono ubicate ad altitudini comprese tra 200-1000 m s.l.m., l’altitudine più frequente è di 500-700 m s.l.m. ed è quella consigliata per la realizzazione delle tartufaie coltivate di tartufo nero. Piantagioni a quote inferiori non sono consigliabili perché richiedono opportuni mezzi per ridurre la temperatura estiva come frequenti irrigazioni, pacciamatura, ecc.

L’esposizione preferita è quella soleggiata a quote elevate e ombreggiata a quote basse. Ad esempio a quote di 900-1000 m s.l.m. si potranno fare piantagioni in aree ben soleggiate mentre a quote di 300-400 m s.l.m. si dovranno privilegiare le zone esposte a nord.

L’inclinazione del suolo deve consentire l’uso dei mezzi meccanici per le operazioni colturali di impianto e post-impianto pur non essendo importante per lo sviluppo del tartufo.

Le aree dove cresce il tartufo nero sono ben riconoscibili perché si presentano prive o molto povere di vegetazione erbacea: si formano, cioè, piccole superfici generalmente circolari, con vegetazione fortemente diradata, chiamate cave o pianelli.

Dato che il tartufo nero evidenzia la propria presenza con la formazione del pianello, si presta ad essere raccolto zappando l’intera superficie di crescita. Questo metodo, che è stato vietato da tutte le leggi  nazionali e regionali, è deprecabile perché provoca danni spesso irreversibili alle tartufaie. Altra causa di danneggiamento delle tartufaie naturali è imputabile all'infoltimento dei boschi in seguito all'esodo delle popolazioni agricole dalle colline e montagne e alla conseguente diminuzione del bestiame allevato allo stato brado.