Accademia del Tartufo
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Tuber magnatum Pico

Tartufo bianco, Trifola

Il corpo fruttifero ha dimensioni variabili da quella di un pisello a quella di una grossa arancia e raramente è ancora più grande (sono stati raccolti carpofori di eccezionale grandezza e del peso di oltre 2 kg). Il peridio è liscio, di colore variabile dall'ocra pallido al giallo chiaro al verde tenue e talora con sfumature rossastre. Anche la gleba è di colore variabile dall'ocra chiaro al nocciola più o meno intenso ed è solcata da numerose vene bianche, sottili e molto avvicinate che scompaiono con la cottura.

Vive in simbiosi con varie specie arboree come le querce (Quercus pubescens Willd., Quercus robur L., Quercus cerris L.), i pioppi (Populus sp.pl.) i salici (SaIix sp.pl.), i carpini (Carpinus betulus L., Ostrya carpinifolia L), il nocciolo (Coiylus aveliana L.), i tigli (Tilia sp.pl.), ecc.

Può essere scambiato con il tartufo bianchetto (Tuber borchii Vittad.) che ha caratteristiche morfologiche simili; quest’ultimo si differenzia perché di solito è più piccolo, il peridio è di colore non omogeneo che passa dal grigio al fulvo al marrone e non è mai giallo come il tartufo bianco che invece ha un colore omogeneo e solo in qualche caso presenta sfumature rossastre. Altri elementi diagnostici sono le vene della gleba che sono sottili e ravvicinate nel tartufo bianco e distanziate e più ampie nel bianchetto; il profumo è penetrante e gradevole quello del tartufo bianco e agliaceo e sgradevole quello del bianchetto. A livello microscopico le spore del bianco si presentano con alveoli molto grandi ed irregolari mentre quelle del bianchetto sono provviste di numerosissimi alveoli, omogenei, molto piccoli e disposti a nido d’ape.

Spore

Le spore sono di tipo alveolato, rotonde o lievemente ellittiche, il diametro medio è di 21-30 µm e gli alveoli sono disformi e grandi (10-20 µm di diametro): all’osservazione microscopica se ne contano 3-4 per ogni faccia delle spore. Gli aschi sono globosi od obovati, sub-peduncolati, contengono 1-4 spore e misurano in media 60-70 x 40-65 µm.

Distribuzione

In Italia si raccoglie in tutta la penisola cioè dalla Calabria alle Prealpi.  Le regioni più ricche sono il Piemonte, la Lombardia, l’Emilia, la Toscana, le Marche, l’Umbria, il Lazio, il Molise e la Basilicata. Il tartufo bianco viene considerato il gioiello della flora micologica italiana perché, oltre all’Italia, è sporadico in alcune regioni della ex Jugoslavia, Romania e Bulgaria.

Periodo di raccolta

Matura da ottobre alla metà di gennaio

Ambiente idoneo

Vive nei terreni profondi, freschi, sciolti, sabbioso-limosi o limoso argillosi, poveri di scheletro, permeabili, a reazione sub-alcalina, ricchi di carbonato di calcio e di potassio, poveri di azoto e di fosforo, dotati di un sufficiente grado di umidità durante tutte le stagioni.

Le zone di raccolta si rinvengono nei boschi soprattutto di fondovalle, lungo i corsi d'acqua, nei versanti delle colline dove si accumula un sufficiente grado di umidità, e più raramente in prossimità di piante isolate. Nelle tartufaie naturali produttive si rilevano sempre microclimi ben definiti ed uniformi, caratterizzati da limitate temperature estive, poco pronunciate escursioni termiche giornaliere e stagionali, elevata umidità dell'aria.

Dove cresce il tartufo bianco non si formano i pianelli al pari dei tartufi neri.